mia nonna era un tipo pragmatico, non si perdeva in giri di parole inutili e come credo tutte le donne dell’epoca, rispondeva in azioni concrete, piuttosto che perdersi in fatui discorsi campati in aria.
Era una donna molto alta per gli standand dell’epoca ed incuteva un certo timore, non solo perchè superava abbondantemente in altezza metà dei suoi coetanei, ma anche per una certa occhiata in tralice, che sapeva fare solo lei, che zittiva le discussioni, sedava le risse, placava i ribelli 😆😆 cresciuta in un periodo buio , storicamente parlando, aveva avuto la fortuna di fidanzarsi con un uomo delicato , sensibile e anche molto spiritoso che però abitava nel mezzo del niente, con già alle spalle una famiglia numerosa, costituita dai suoi nonni quasi centenari e da genitori già all’epoca molto anziani e alla mia nonna, era toccata una casa in campagna, senza acqua ed elettricità, ma con un grande forno a legna, un patio dipinto a calce bianca e una quantità di terreno, smisurato, che costituiva l’unico patrimonio e fonte di sostentamento riconosciuto.
La mia giovane nonna, aveva lasciato la casa paterna, nel centro di un paese che non era new york, ma che aveva certe comodità che in campagna , per averle, bisognava percorrere non dico chilometri, ma quasi.
Aveva un concetto di dieta, lontano anni luce da quella che oggi definiamo dieta mediterranea, nata e sponsorizzata , proprio in questo Cilento povero, fatto di verdure dell’orto, pesce azzurro e frutta.
per mia nonna, un pasto per essere considerato tale, doveva avere almeno un fritto , che fossero parmigiane, polpette, melenzane mbuttunate, patate fritte, rosolate con la cipolla, zeppole, vicci di san giuseppe, cannoli eccetera eccetera, altrimenti la tavola non era degna di essere chiamata tale; non esistevano le friggitrici ad aria, i forni quelli moderni, ventilati , statici al vapore, macchè, era tutto rigorosamente fritto nella “sartania” , sulla cucina economica o fuori, in un grosso fornello a legna, dove andava a sciogliere ettolitri di strutto quando era di fretta e saltuariamente usava olio d’oliva, quando voleva fare la sofisticata.
Mia nonna, come credo tutte le nonne e le madri della generazione successiva, aveva vissuto la povertà e lo sconforto dovuto alla grande guerra e si era adoperata in una sorta di sopravvivenza giornaliera, il pragmatismo era quindi una dote innata.
La cucina , ovviamente, si basava secondo i cicli della natura e in base a quello che offriva nel periodo in corso e l’estate rappresentava il periodo delle conserve per eccellenza , vista la varietà incredibile di ortaggi a disposizione, per poter superare l’inverno.
Dalla metà di agosto, ci portava nel ficheto, il tempo dei fichi era arrivato e si dovevano raccogliere per poterli conservare , prima che fossero attaccati dagli uccelli e depredati dagli animali selvatici.
I fico ‘mbaccate sono una preparazione tipica del cilento, ma che ha origini millenarie che affonda le sue radici nell’antica grecia e nelle colonie stanziate lungo i litorali di tutto il meridione (da sibari a Cuma, passando per paestum) che dava la possibilità di conservare i fichi essicandoli , per poterli conservare ed essere consumati durante le stagioni fredde.
Usati come dolce , nelle occasioni speciali, oppure mandati nei cestini dei contadini come colazione durante la pausa da lavoro nei campi, costituivano una riserva di energia , che li aiutavano ad arrivare fino a sera.
Nella calura delle cinque, quando ad est si allungava già l’ombra, nel frinire perpetuo delle cicale, l’accompagnavamo a raccogliere i fichi.
Ognuno portava una cosa ,a me toccava sempre il cestino vuoto, ma non per conservare la mia esile figura, ma per salvaguardarne il contenuto, che in qualche modo, si sarebbe sicuramente perso nei campi e nell’erba. 🙂😆
Inutile dirvi che l’unico interesse di andare nel ficheto era per fare i bagni nelle riserve d’acqua (non farti il bagno la, che non sappiamo quando sono profonde) nell’esplorazione dei pozzi e per arrampicarsi sugli alberi ed immaginarci novelli robison crusoe, solo che stevenson l’aveva collocato su di un’isola deserta, noi ci trovavamo in campagna, più precisamente al “pozzo di buonanotte” che effettivamente, poteva essere la stessa cosa 😆😆😆
A sera, mentre l’azzurro virava verso l’ora blu, nelle ombre che si allungavano, nello stridere costante di cicale e grilli, tornavamo indietro, con i cesti carichi di fichi e api , le mani appiccicose , le gambe graffiate e una felicità mista a stanchezza, che ci avrebbe dato sonni e sogni profondi.
E nella testa un vortice di fatti , raccontati durante il giorno; e la commare ‘ndinoccia che si era sposata un ufficiale ( che fortunata! ) ed era andata a vivere a napoli; ofelia che non passava più con la bicicletta per andare a servizio dai signori a montecorice e si era trasferita in australia , sposata con Luccio che lavorava nelle miniere, ‘ndunetta a mogliere re zì giulio aveva aperto un market, dove nonna aveva trovato lo zucchero a velo pronto e non doveva più farlo con il macinino. Ah che comodità, poter comprare la farina nel sacchetto e non dover prima passare alla macina!
E i cognati in america che avevano mandato il pacco , pieno di stoffe a fiorellini e che ne voleva fare dei cuscini nuovi sule sedie di vimini della sala e forse me ne poteva dare un pezzo, per farmi un vestito, ma questo pensiero le era sfuggito velocemente, guardandomi scarmigliata e sporca, arrampicarmi ora su un albero, ora su un muro.
in quei muri solitari tirati a secco, nel mezzo dei campi, per delimitare le proprietà, divise tra fratelli e cugini, solo con la parola, senza interventi di geometri e notai, che nascondevano negli anfratti asciugati da un sole centenario, vetri brillanti , piante nate nella pietra e qualche volta ci avevo trovato un bottone di madreperla , una forchetta annerita e piegata e il fossile di una conchiglia, che era stato tanto lo stupore nell’aver trovato un fossile, nel bel mezzo del nulla che mi ero sentita come indiana jones !
Tutto questo nel baluginare dorato della campagna del cenito, una terra dove non voleva starci nessuno, lontana troppo , dall’america quanto dal centro del paese, senza il maket di zì ‘ndunetta, la posta , il tabacchino di pasquale damiani, che vendeva sale , tabacchi e anche gelati.
Erano gli anni al margine della modernità, le prime puntate di bim bum bam dalle quattro alle sei, le confezioni di nutella nella stagnola e l’acqua nei brick della tetrapack e non solo nelle bottiglie di vetro verde , stipate nelle cassette gialle da sei.
Si affacciava l’era delle innovazioni, le merendine confezionate nei cellophane, le lasagne preconfezionate e le tortorelle della mulino bianco, che detto tra noi, me le ricordo poco e non sono certa nemmeno che ne fossi una grande fan.
E nonna, che era pragmatica , ti preparava la merenda , quella vera, senza i conservanti , diceva lei, genuina e fresca e tirava fuori dal cestino pane , fichi e formaggio, nel mezzo del ficheto o sotto il pergolato, in uno sciamare di api e insetti di ogni tipo.
E tu eri felice, ma non lo sapevi, i capelli arruffati e le ginocchia sbucciate , le lacrime asciugate col grembiule a fiori e la caramella trovata nella tasca e il fiocco che ti cuciva con la stoffa americana.
nonna se ne andata e le nostre esistenze si sono adattate, forse troppo velocemente che eravamo piccoli e non l’abbiamo capito che eravamo incoscienti, che eravamo aerei come i soffioni di tarassaco , un soffio e i pensieri sono volati via.
E’ divenuto quindi tutto silenzioso , i bicchieri riposti nella cristalliera, il grande forno a legna non fumava più, le sedie a dondolo chiuse nel sottoscala e nessuno ha curato più i cuscini e le tendine fatte con le stoffe a fiori , inviate dal New jersey.
E i segni del suo passaggio si sono a poco a poco affievoliti e come un grande gioco a rincorrersi , ieri mi rincorreva lei, sbuffando e predicando e oggi la rincorro io nei ricordi , ad un certo punto ho pensato che non ricordassi niente, ma la mente è uno strumento potente, immagazzina e poi ritorna quando meno te lo aspetti.
E come testimonial di questa umanità, da Adamo ed Eva, dall’australopitecus Lucy, dagli alieni, dagli egizi , dal big Bang , dai girini e dai dinosauri, da qualsiasi cosa noi proveniamo, siamo parte di una storia e questa storia, checchè se ne dica, è sempre una storia incredibile.
E come omaggio alle merende pragmatiche della mia nonna, che spaccava i fichi con le mani, in omaggio alla mia storia e al luogo dove vivo, attraversato da secoli di storia incredibile, dove si sono successi greci e romani, i normanni, i turchi, un meltin pot di culture che hanno lasciato segni inequivocabili del loro passaggio, a questa magnifica terra del cilento, perla incastonata tra mare e monti, che per capirla la devi vivere, ma vivere lasciando fuori i pregiudizi , respirare questa aria, questa calma, immergersi nella cultura , in quello che gli inglesi definiscono slow life e goderselo appieno e quindi , forse riuscerete a capirlo veramente questo Cilento.
Vi lascio finalmente alla ricetta, dopo solo 1450 parole di preambolo 😁 e se avete letto fin qui non posso che ringraziarvi enormemente 😍


biscotto salato , stracciatella, fichi al basilico e crema di alici gusto delicato è una sorta di merenda delle 19 che oggi , comunemente , viene chiamato aperitivo 😂 liberamente ispirata alla merenda di mia nonna Lisa , ovviamente in una chiave più moderna e con l’aiuto della crema di alici gusto delicato di zarotti, che da quel giusto equilibrio e completa la ricetta.
Vi lascio con la ricetta (finalmente ) e prima vi chiedo
ve le ricordate le merende delle vostre nonne? vi leggo nei commenti
Grazie per aver letto fin qui .
Enjoy life 🎈


biscotto salato, stracciatella, fichi al basilico e crema di alici gusto delicato zarotti
ingredienti:
per il biscotto salato
100 gr di farina 0
30 gr di farina di semola rimacinata
80 gr di burro
sale, pepe q.b.
1 cucchiaio di grana
per i fichi al basilico:
6 fichi bianchi del Cilento DOP
olio d’oliva, sale q.b.
circa 20 foglie di basilico
farcitura:
250 gr di stracciatella di bufala,
sale, olio, pepe e aromi a piacere q.b.
per completare e finire:
crema di alici gusto delicato zarotti
procedimento:
prepariamo per prima i fichi al basilico che dovranno riposare almeno fino al momento di servire e se proprio volete fare meglio, preparateli la sera prima che avranno tutto il tempo di riposare in frigo.
anyway
Prepariamo un foglio di pellicola su di un piatto o un tagliere e ungiamolo leggermente .


Affettiamo sottilmente i nostri fichi e posizioniamoli sulla pellicola.
Prepariamo un’emulsione di sale e olio e spennelliamo i fichi, copriamo con le foglie di basilico ,premendo delicatamente, completiamo con l’olio rimasto e chiudiamo con un altro lembo di pellicola e sigilliamo il pacchetto ben bene e riponiamo in frigo.
in una boule versiamo le due farine, il cucchiaino di grana , sale e pepe.
aggiungiamo il burro a tocchetti a temperatura ambiente ma non liquido mi raccomando, e iniziamo a lavorare il composto fino ad ottenere delle briciole.




preparate 4 coppapasta da 10 cm o un anello di acciaio più grande se volete su una leccarda coperta da carta forno e versateci l’impasto, livellandolo con il dorso di un cucchiaio.
Cuocete in forno preriscaldato a 180° ventilato per circa 10 minuti.
Il biscotto si deve dorare .
Sfornate e lasciate raffreddare completamente senza toglierli dai cerchi.
Lavorate la stracciatella con sale e olio e se vi piace potete aggiungere timo o basilico e buccia di limone triturati finemente.
Io non ho voluto esagerare nella scelta degli aromi, per non creare poi troppo contrasto con i fichi e le crema di alici che da il suo contributo dando una nota caratteristica a tutta la preparazione, smorzando la dolcezza dei fichi.


Quando il biscotto è freddo ( e di conseguenza anche gli anelli) trasferiteli delicatamente su di un piatto da portata , aiutandovi con una palettina.
Riempite e livellate il biscotto con la stracciatella e decorate con i fichi al basilico (delicatissimo l’aroma di basilico!)
completate con la crema di alici gusto delicato zarotti e tenete in frigo fino al momento di servire.
Quando dovete servire, sfilate delicatamente gli anelli e il vostro apritivo è pronto!


Grazie per aver letto fin qui e se vi è piaciuto questo articolo, lasciate un ❤, vi ricordo che potete trovarmi su instagram e facebook con molti contenuti video e ricette inedite.
Grazie e alla prossima ricetta 😉


