LievitatiLievitati DolciRicettericette per l'estate

focaccia dolce ai frutti rossi

C’è una bella tradizione nel mio paese che si svolge ad agosto, raccoglie in se , non solo i significati religiosi legati ad essa, ma anche quelle che sono le abitudini ancestrali che si susseguono in maniera quasi immutata dal 1915 ; come tutte le tradizioni che si rispettino, accolgono significati a se stanti come speranze, certezze e desideri di un intera comunità.

L’appesa del quadro della Madonna si svolge il primo agosto e da il via alle celebrazioni in onore della Assunzione  o  Santa Maria a mare che è la Patrona del paese alla quale da  anche il nome e che termina il 15 di agosto con una solennissima messa e una lunghissima processione per tutto il paese e  che culmina con l’entrata in chiesa della statua e i fuochi d’artificio in mare.

La cosa in se , per chi non mi conosce ed è la prima volta che capita per sua sfortuna o fortuna non so, su queste pagine, in questo strampalato diario della mia vita, che alterna pensieri e ricette, potrebbe sembrare un pensiero di devozione e preghiera, ma per chi mi conosce, sa bene quanto mi piace raccontare l’aspetto storico e folkloristico di queste manifestazioni e di quanto ami raccontare del Cilento e più nello specifico della mia terra :Castellabate, di questo presente e passato di cui ne abbiamo tutti , in qualche modo , una  coscienza storica   collettiva che ci portiamo dentro, sulla pelle e dentro il cuore.

chiaramente, non mi soffermerò sull’aspetto religioso della cosa, in quanto come piccola comunità che si dichiara fervente cattolica ed osservante ci sono sicuramente persone più forbite di me e sicuramente più osservanti di me, decisamente più osservanti.

io faccio parte di quel gregge di pecore nere che gli piace affermare senza pentimento alcuno che sono meglio le mani che aiutano di quelle che pregano e ne ho esempi tutti i giorni, che il fare quando serve e non quando si ha tempo, vale cento Pater Nostro. Certamente, se la pensate così dovete essere anche pronti ad accettare fulmini e saette roteanti sulla vostra testa 😂😂😂😂😂😂😂😂

Ed io, mi sto avventurando in un campo minato assai e prima che mi venga nonna a tirarmi i piedi stanotte, ma io ci sono abituata a calarmi nella parte della cattiva !!!

😎😎😎😎😎😎😎

Vedete, io non è che non credo, ho una specie di dogma mio personale su questa cosa della credenza e se devo dirla tutta, la mia famiglia è molto religiosa,  lo era  mia nonna Emma, con una devozione profonda ed inoppugnabile , ferma nei dogmi della chiesa al punto tale da non chiedersi mai una sola volta un perchè ; cioè nonna non si faceva domande, se quello era il volere di Dio, per nonna andava bene; la guerra, la povertà, la fame, il terremoto, i figli che morivano, la fatica enorme, gli stenti, le lacrime più di dolore che di gioia, rappresentavano per lei   un disegno divino, nella quale lei ne era orgogliosamente una parte, nonostante la sofferenza che questi percorsi inevitabilmente arrecavano.

E il primo agosto all’appesa del quadro, sotto le luminarie che disegnavano intricati merletti di luci azzurre e gialle, nonna era là a ringraziare e pregare per quello che aveva avuto, anche nella sfortuna e a pregare nella gioia che anche quell’anno aveva visto il quadro.

Era un assidua  frequentatrice praticante, di quelle che alla messa indossava il velo sulla testa e sgranava il rosario muovendo le labbra lentamente;  non mancava un appuntamento : la domenica, al sabato, alla novena serale, al rosario, al corpus domini e i santi tutti li conosceva per miracoli , opere e missioni e si ricordava le date precise di ognuno. Osservava i digiuni di quaresima al mercoledì e al venerdì e quando Papa Paolo VI avviò la riforma del digiuno quaresimale, limitandola al solo  venerdì , invitando a non digiunare ma a rispettare la quaresima togliendo solo la carne, mia nonna lo trovò  estremamente scandaloso e poco rispettoso e comunque continuò a rispettarlo secondo le modalità che aveva sempre osservato.

Il suo Credo era quello di obbedire, di non farsi domande e di credere fermamente; non esisteva che andava in Chiesa per inciuciare e nemmeno per farsi vedere quanto fosse praticante, lo faceva e basta e così aveva abituato tutta la sua famiglia.

Alla mia nonna la fede era stata insegnata come educazione e fermezza, perchè così si faceva nel 1908 e nel tempo, questa fede era diventata Luce e Speranza, anche nelle avversità , direi soprattutto nelle avversità e questo era diventato pilastro portante della sua vita.

Insomma, capite da che ramo provengo io e spesso siamo andate in contrasto per questo, ma mai in maniera aggressiva, ogni volta che le chiedevo come facesse a credere a tutto questo , lei mi rispondeva dolcemente che credere era la salvezza, che le domande non servivano quando si aveva fermezza e fiducia nella fede.

Capite dunque il gap pazzesco? che a casa dei nonni si è mangiato pane e preghiere e sullo sfondo si alternavano Radio Maria e l’ispettore derrick, che nonna c’aveva rosari sparsi per tutta casa di ogni dimensione e grandezza e da dove ne sono uscita con tutti sti dubbi e queste eresie, che non mi hanno certo risparmiato l’acqua santa lanciata random dalle bottigliette provenienti da Lourdes e le preghiere fatte  come una sorta di banca in modo da trovarmele , un giorno, come  buoni postali messi a fruttare, solo che al posto del direttore , le avrei incassate davanti San Pietro.

Il primo agosto quindi, da che ne ho io memoria, c’è l’appesa del quadro, ma non è solo credenza, religione con i fedeli che pregano e applaudono ;  riunisce anche quella parte meno mistica,  di quelli come me che coltivano la speranza , che ci ridono su come se fosse un talismano e forse è proprio questo , un ossimoro, talismano e preghiera che le due cose non si potrebbero nemmeno nominare insieme, ma cosi è.

Infatti è facile sentire espressioni del tipo – e anche quest’anno ho visto il quadro-  non solo come senso di appartenenza e di superamento degli ostacoli, delle avversità, ma anche come visione in positivo che se arriviamo a vedere il quadro , il peggio è passato.

Un portafortuna , un talismano alla vista di tutti e nel pensiero di tutti, come speranza del presente e del futuro.

E qui non c’entra se crediamo o meno, se preghiamo poco, troppo o per niente; non è per fanatici religiosi o estremisti cattolici praticanti, che diciamolo serio, le estremizzazioni non portano mai a un granchè di positivo, questa del quadro è una tradizione culturale che porta con se la speranza, il completamento e la fiducia verso un futuro, che certe volte sembra parecchio incerto.

E nel percorso delle mie primavere, ho usato anch’io questa espressione, vuoi per ironia, vuoi per tradizione ma che mi da l’esatta posizione temporale nella quale mi trovo, dove affondo le mie radici e in sintesi da dove nasco io, alla comunità alla quale appartengo.

E sebbene molto spesso nel passato mi sono sentita apolide, senza un senso di appartenenza, perchè lontana dai- centri nevralgici del nuovo mondo (cit)-  mentre dove  abitavo io , lontano dai centri, in mezzo alla campagna più scura e desolata, era una sorta di limite del mondo, come le colonne d’ercole , laddove si pensava che il mondo conosciuto finisse  ed io mi sentivo estranea, alienata e molto spesso diversa, ho capito oggi quale era il senso di tutto questo : che strana lo sono ancora oggi,  anzi oggi più di ieri e di questo ne ho fatto un manifesto.

E dove vivo adesso è diventato un pò il centro del mondo , tutti vogliono venire a vivere qua 🙄🙄🙄🙄🙄 e da che ero io sola come la particella di sodio in acqua lete mi ritrovo adesso affollatissima.

E  le radici del cuore affondano profondamente  in questi luoghi, che li senti più di una casa e quattro mura , sono quel che pensiamo di non essere o che non vogliamo essere, pensando che altrove sia meglio e invece, volente o nolente a discapito di quello che pensano gli altri  di te, di dove sei e di dove stai, di chi sei e ti accorgi che non ti interessa più quello che gli altri pensano, anzi, sorridi quando li vedi , perchè hai capito quanto vali e non ti spaventano più i loro giudizi. E che anche se li superi tutti , come diceva nonna, nessuno ti dice lavati la faccia che pari cchiù bello di me.

e nonna aveva ragione su tutta la linea, quando mi diceva che l’importante era Credere ed io ho capito che non era per forza credere in Dio, ma credere in qualcosa fermamente tanto da darci la sensazione che ci si possa salvare.

E quindi come tutti , come Ulisse voleva ritornare ad Itaca, anche io ad un certo punto ho capito che questa terra mia era l’unico posto dove volessi vivere e che ce l’avevo dentro nella pelle, nelle parole, nel modo in cui vivo e ultimo ma non per ultimo , nelle tradizioni.

E allora, anche se non partecipo attivamente, anche se non prego, anche se non saprei dire veramente se questa della religione è solo una grande setta o una grande salvezza, mi ritrovo a pensare che anche quest’anno ho visto il quadro e che un anno è passato e che il futuro parte sempre dal giorno successivo a quello che stai vivendo e che l’anno prossimo arriverà e sarà di nuovo questa bolgia, questo caldo, le luci delle luminarie, il caos e l’afa, la gente e la follia che ne consegue ma con frammenti diversi, con un vissuto totalmente nuovo ogni giorno anche se molte volte sembra immobile e immutato.

Ma non è così . Nulla rimane immobile, nemmeno per un secondo.

La tradizione ci regala un frammento di passato che detona nel presente.

Focaccia dolce ai frutti rossi

E cosa c’entra la tradizione con questa focaccia che di tradizionale non ha nulla? Soprattutto lanciata qui, in quel di agosto mentre la maggior parte di voi non accenderebbe un forno nemmeno sotto minaccia ? non c’entra niente, ma non si può vivere solo di semifreddi e gelati, insalata di pomodori e acquasale, di sangria e gin tonic allungati col ghiaccio 😂😂😂😂😂😂😂

Non possiamo stare sempre a lamentarci che fa caldo , mentre stiamo sulle sdraio immobili sperando di non sudare, sotto i condizionatori accesi a 20 gradi o a mollo nelle piscine e nelle bagnarole!

Basta co’ sta storia che ho caldo mangiatevi la caprese e la cheesecake senza cottura, che so’ bone per carità, ma basta!!!

😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂

anch’io ho caldo, mi si sciolgono gli organi come il sangue di san Gennaro 😂😂😂 eppure sto sempre col forno acceso!!

E sarà per questo che in qualche modo, in senso inverso sopporto meglio di tutti questi che si lamentano del freddo e poi vivono a meno venti in estate? 🙄🙄🙄🙄🙄🙄🙄

Vi lascio dunque la ricetta, che è vero richiede l’utilizzo del forno, ma che potete andare a fare anche un altro fatto nel frattempo che cuoce, ma vi ripagherà del sacrificio con l’enorme bontà.

Non vi dico altro, che già qua ho fatto più di duemila parole e già è tanto se siete arrivati alle prime cento, ma ovviamente vi ringrazio anche se avete letto solo le prime cento!!

Abbiate cura delle vostre anime e delle vostre radici , alla fine è tutto quello che conta veramente.

Enjoy Life 🎈

focaccia dolce ai frutti rossi

per una teglia rettangolare 25 x 30

380 gr di farina 0

40 gr di semola

100 ml di latte tiepido

7 gr di lievito secco

150 gr di yogurt greco 0%

10 gr di sale

10 gr di malto (in sostituzione miele )

40 gr di burro morbido

60 gr di zucchero semolato

20 gr di zucchero di canna

frutti rossi  a piacere:

fragole, mirtilli, more, fragoline di bosco, lamponi, ribes

qualche cucchiaio di sciroppo d’acero (va bene anche zucchero di canna e limone) e un pò di succo di limone.

procedimento:

Nella boule della planetaria inserite farina , lo zucchero semolato, il malto e il lievito secco , montare il gancio spirale ed iniziare a far amalgamare gli ingredienti.

Nel latte aggiungere lo yogurt , mescolare con una forchetta ed aggiungerlo all’impasto.

Aumentare la velocità e far incordare il tutto.

Solo quando è incordato ( cioè che la pasta si stacca dalle pareti della planetaria) aggiungiamo il burro morbido .

Facciamo incordare nuovamente ed in ultimo aggiungiamo il sale.

Una volta assorbito il sale, tiriamo l’impasto dalla planetaria.

Deve essere bello liscio ed elastico.

Diamo una pirlatura leggera e mettiamo a lievitare in una boule fino al raddoppio.

Occhio ai tempi in questo periodo il raddoppio si raggiunge in un’ora, per una lievitazione corretta possiamo diminuire il lievito a 4 gr, allungando ovviamente i tempi di maturazione .

Chiaramente questa modifica vele solo per il periodo estivo se proprio volete apportarla, in inverno/primavera i tempi sono circa due ore di lievitazione.

coprite l’impasto con pellicola per non far asciugare la superficie .

Quando sarà raddoppiato , sgonfiamolo leggermente.

Foderiamo il fondo della nostra teglia con un foglio di carta forno che poi ungeremo leggermente con un velo di burro.

Versiamo all’interno della teglia il nostro impasto e lasciamolo riposare una decina di minuti senza toccarlo.

Con le mani unte adattiamolo alla teglia senza stressarlo troppo.

Copriamo con pellicola e lasciamo lievitare per altri 30/40 minuti.

Intanto prepariamo i frutti rossi ( more, lamponi, fragole, fragoline, mirtilli con lo sciroppo d’acero e il succo di limone, facciamo macerare i frutti fino al momento di condire.

Quando la focaccia sarà nuovamente raddoppiata , con le dita unte affondiamo nell’impasto così da fare i buchetti classici della focaccia.

Filtriamo l’emulsione ottenuta dai frutti e versiamo sulla focaccia.

Preriscaldiamo il forno a 190° gradi ventilato sotto

Aggiungiamo i frutti cospargendoli su tutta la superficie della focaccia e spolveriamo con lo zucchero di canna

Cuociamo in forno già caldo per circa 20 minuti

Controllate quando il suolo della focaccia e ben dorato, la focaccia è pronta.

Sfornate e lasciate intiepidire.

Sformatela, completate con zucchero a velo e servite tagliata a quadrotti.

La vostra focaccia è pronta per essere servita.

A colazione, a merenda con una pallina di gelato vi assicuro che è la fine del mondo.

Grazie per aver letto fin qui e alla prossima ricetta 😉

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