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torta di riso

La Pasqua è trascorsa , siamo già in prospettiva dell’estate e sebbene non ci siano ancora i costumi al sole ad asciugare, possiamo dire , che tolte le ultime perturbazioni che inesorabili arriveranno, siamo fuori dal gelido inverno .

D’altronde tutto intorno le avvisaglie sono chiare, i prati che crescono , i fiori che sbocciano ed è tutto un profumare di glicini lilla e azzurri.

Questo tempo è veloce come il concorde quando alla velocità supersonica squarciava i cieli ed io, ma che ve lo dico a fare, non sono pronta.

Posso affermare con assoluta certezza che non mi sento un CONCORDE e sebbene ho l’abitudine di fare cinque o sei cose alla volta, non appartengo alla categoria meglio farlo oggi piuttosto che domani, no, come già vi ho raccontato più volte ci sono cose che vanno proprio nel dimenticatoio, avallate dalla mia enorme procrastineria e a volte, dalla mancanza di tempo o interesse. 🙄

Non sono pronta a tutto questo, all’estate prepotente, all’afa, le zanzare, il caos sulle spiagge, il traffico sulla variante, le foto al tramonto, le frasi di neruda messe strategiche sui  posti dove mettete in bella mostra fisici stratosferici, alle feste in spiaggia, ai sunset bar e ai gin tonic fatti con sei quarti di ghiaccio.

😂😂😂😂😂😂😂😂

Non sono pronta allo stress dei cambi, dei check in e dei check out, in piena notte, che si prende l’ultimo aereo per risparmiare per arrivare alle tre di notte, pure sfastiriati (infastiditi) ma come è già fatto giorno? no, qua è sempre giorno, anche di notte, quando la giornata di sole si chiude alle nove di sera e tu, dall’aspetto roseo come jack nicholson in shine, stai pregando in sanscrito l’inverno che ti salva, che ti abbassa le temperature , mentre aneli quel filo di corrente rinfrescante , mentre rincorri la brezza serale che si trasforma prontamente in umidità. Non sono pronta a contare già a luglio i venerdì che mancano a Natale , ai parcheggi pieni e alle ciabatte che fanno flap flap lungo i viali.

No, nun ja fò.

E che volete fà, so tutta al contrario, ma del resto anche la mia vita viaggia al contrario, lavoro quando quando gli altri sono in vacanza, faccio le ferie quando piove e tira vento,  dovrei stare a  dieta e preparo dolci , non mi interessa la prova costume (soprattutto da quando ho capito che non la supererò mai) ma compro costumi come se dovessi andare a saint tropez , colleziono cose come se avessi la reggia di caserta , parlo con i gatti come se parlassi ai miei figli e detesto l’umanità esattamente come tutti, solo che io lo dico e voi no 😁😁😁😁

Ma prima che inizi con i miei soliti lamenti e di quanto questi siano concentrati sulla stagione che non mi piace, voglio concentrarmi sul presente e su questa primavera che lentamente va e viene in un saltellare continuo tra l’alaska e i tropici.

Abbiamo già detto quanto le stagioni abbiano una certa crisi di identità e che tutto sommato essendo tutta l’umanità  in crisi, non mi stupisco affatto che il clima sia distratto e certamente poco incline a seguire certe tempistiche metereologiche; ma certe volte ho proprio la difficoltà a capire in quale latitudine mi trovi, con il montone al mattino, la canottiera stile oronzo a mezzogiorno e il visone alla sera dopo le sette; ecco, io ho proprio una difficoltà nel vestire e sta storia della cipolla non mi si addice, a meno che non lasci vestiti e giacche sul mio percorso in una sorta di pollicino moderno, mi sembra che so sempre o troppo leggera (la maggior parte delle volte) o troppo pesante.

e che tu parti con l’outfit , quello che hai pensato con cura, il pantalone alle caviglie e la t-shirt , drasticamente leggeri, la sneaker bassa e ti sovviene un uragano katrina che ti bagna pure le mutande e pensi che ancora non dovevi fare il cambio di stagione, che ancora una volta ti sei fatta fregare dagli uccellini che cippano felici alla finestra, ma non hai visto che avevano la pelliccia e il cobalco. E quando  esci col golfino stile college, il quattro quarti di lana, l’alpaca e la guida tibetana esce un sole con tremiladuecento gradi, che  schiatti dal caldo e sudi come una donna berbera nel deserto, sotto quintali di vesti e fingi indifferenza, mentre dentro di te, hai già raggiunto la temperatura che potrebbe sciogliere il nocciolo di una centrale nucleare.

Disagi incredibili che ti mettono a dura prova e che pensi che se stai soffrendo tanto è perchè sei la prescelta. Di non so che cosa, ma sei la prescelta.

Ma che ne sa la primavera della scazzo cosmico di quando ti vesti e non sai che scegliere, nell’eterna domanda, mi scioglierò o mi ibernerò, va bene il trench o il giaccone stile caverna, gli ugg o le infradito? insomma, lo so che probabilmente penserete che c’è la guerra, la fame nel mondo, il carburante  fermo ad Hormuz, l’inflazione , La Von Der Layen, Christine Laguarde e Trump, lo so che questi non sono nemmeno problemi e che i più si vestono a fortuna e soprattutto al buio, ma permettetemi, pensate forse che loro si preoccupino più di me di quello che accade ? c’è forse scritto da qualche parte , che se si deve affrontare la fine del mondo, vestiti in pigiama questa sarebbe meglio? Bevendo acqua e mangiando radici? C’è forse una consapevolezza maggiore ad affrontare i problemi, l’umanità e tutto quello che ne consegue con un saio addosso o meglio , come Diogene di Sinope, vestiti di una botte?

ma poi, qui c’è bisogno di leggerezza, di affrontare cose spicciole, che siano una ventata di freschezza, a tratti superficiale, che non ci faccia chiudere nei bunker sotterranei, con le torce a carbone, che ormai non possiamo nemmeno permetterci più e vivere una vita nella paura di quello che ci toglieranno; senza fiducia nel futuro, senza speranze e con la paura che non ce la faremo.

Vi dico una cosa, ce l’ha fatta l’uomo delle caverne,  siamo sopravvissuti al Medioevo, alle guerre sante a stalin , a cossiga e a berlusconi, volete che non ce la facciamo anche questa volta?

e non ho detto  che ritorneremo come prima , sto dicendo di ritornare ad una dimensione normale, una dimensione umana .

Magari chenesò, dico un eresia, potremmo uscirne migliori!

e che è questo che si è perso fondamentalmente, l’umanità, la connessione tra le persone, ma non quella che attraversa l’etere, no, proprio quella che è fatta di sorrisi e strette di mano, di empatia verso il prossimo e non fredda speculazione delle situazioni altrui per averne un tornaconto personale.

Ma io sono io e  come spesso mi dicono sono un folletto, quell’entità sciocchina che non pensa  e certe volte questa cosa fa comodo, perchè è più facile essere folletti e vivere nelle proprie fantasie che essere freddi e calcolatori e nell’universo non sono altro che un puntino infinitesimale, un numero sulla carta , completo di spid e di identità elettronica, esattamente come tutti, solo che io penso che non bisogna  perdere completamente la speranza e forse è questa la via di salvezza.

Ma tornando a noi, lasciando stare le mie solite divagazioni filosofiche , senza perdermi troppo in una varietà di discussioni, mi mantengo in una zona neutra e vado avanti.

e dunque, ritorno ai miei soliti ritardi temporali nel proporvi una torta tanto semplice quanto deliziosa che non ho fatto in tempo a lasciarvi per la Pasqua, ma che va bene in qualsiasi momento dell’anno, soprattutto se avete voglia di qualcosa che sia autentico e rustico allo stesso tempo.

Protagonista è il riso, segno di abbondanza e prosperità , racchiuso in un guscio di frolla che generalmente si prepara nel periodo pasquale insieme alla pastiera di grano.

Nella mia famiglia si prepara da sempre e solo negli ultimi anni, ha assunto il grado di reggente alla regina Pastiera, mentre prima veniva marginalmente relegata al grado  minore nella scala sociale delle preparazioni pasquali.

e non lo so come mai, in fondo una torta è una torta, ma al cospetto della Pastiera diventano tutte cortigiane 😂😂😂😂😂😂😂😂

Un pò come quando io uscivo con l’amica bellissima e poi ho scoperto che mi portava dietro solo per sembrare ancora più bella 😂😂😂😂😂

ma tutti gli anatroccoli diventano cigni , i bruchi diventano farfalle , ogni scarrafone è bello a mamma soie e tranne me, tutte le torte di riso un giorno saranno pastiere!

Alleluja Alleluja 😊

Ovviamente trattandosi di dolci della tradizione, ci tengo a precisare che ha delle personalizzazioni sacre e sacrileghe , ogni famiglia detiene il sacro graal della ricetta e questa probabilmente non verrebbe accettata certo dal sacro consiglio delle Commari, del resto oltre loro, rimangono ad avere la ricetta originale la zia peppa, adamo ed eva e forse forse, nemmeno loro.

Il bello della tradizione è che ha radici antichissime, ma in qualche modo si fonde sempre con il tempo che l’accompagna.

La smetto dunque di tediarvi con i miei discorsi , volevo essere breve e concisa e già ho superato le millecinquecento parole 😂😂😂😂😂😂

Ma prima di lasciarvi , finalmente alla ricetta,  vi chiedo

quanto siete avvezzi alla leggerezza? E quanto invece conta la speranza?

Vi leggo nei commenti.

enjoy life 🎈

Torta di riso

o anche pastiera di riso cilentana

premetto che questa torta non è assolutamente difficile o complicata, è un insieme di elementi che vanno assemblati insieme prima della cottura in teglia. Potrebbe sembrare lunga da completare, ma vi assicuro che avendo accortezza di preparare i vari elementi separatamente , sarà facilissimo metterli insieme.

Del resto, ognuno di queste preparazioni ha bisogno del suo tempo di riposo per dare il meglio e metterli insieme , alla fine sarà  meno complicato delle aspettative.

ingredienti:

per due teglie da 20  cm di diametro

per la frolla:

500 gr di farina (io uso la semola rimacinata per pasticceria  casillo) ma voi potete utilizzare tranquillamente una 00

125 gr di zucchero a velo

250 gr di burro bavarese

la buccia di un limone grattugiata

la buccia di un’arancia grattugiata

2 uova medie

Farcitura:

250 gr di riso ribe

500 ml di latte intero

bucce di arancia e limone

1 bacca di vaniglia

1 pizzico di sale

250 gr di crema pasticcera

4 uova

250 gr di zucchero

arancia candita in filetti

1 bicchiere di liquore strega

procedimento:

per questioni organizzative io parto sempre dalla frolla, che va fatta riposare in frigo almeno un paio d’ore se non tutta la notte.

Nella boule della planetaria versiamo la farina, lo zucchero e la buccia grattugiata degli agrumi.

Facciamo partire la planetaria con il gancio foglia e a velocità minima.

Mentre mescola, inseriamo il burro a dadini e iniziamo ad aumentare la velocità, devono formarsi delle briciole, a questo punto aggiungiamo le uova leggermente sbattute e il pizzico di sale e compattiamo il panetto.

tiriamolo fuori dalla boule, diamogli qualche giro sulla spianatoia, solo per amalgamarlo ulteriormente e poniamo a rassodare in frigo avvolto in un foglio di carta forno.

Io lo stendo già in un quadrato , per una comodità successiva e lo pongo in frigorifero.

In un tegame ampio versiamo il latte, la bacca di vaniglia raschiata dai semini, i semini della vaniglia, le bucce degli agrumi prelevate con pelapatate per non prendere la parte bianca e un pizzico di sale.

Portiamo a sobbollire e versiamoci dentro il riso, mescoliamo con un cucchiaio e mettiamo a cuocere lentamente fino a che non diventa una crema morbida e fluida.

Il tempo sostanzialmente è quello della cottura del riso, ma tenetevi qualche minuto in meno, il tutto deve essere morbido e omogeneo.

Trasferite il tutto in una teglia ampia in modo che raffreddi.

In questo frangente potete preparare una dose di crema pasticcera, usate la vostra ricetta di riferimento oppure potete seguire questa che faccio io che trovate qui

Confezionamento della torta.

tirate un’ora prima dell’utilizzo la pasta frolla dal frigorifero e fatela temperare.

stendete la frolla in un disco sottile e rivestite la base delle vostre teglie dopo averle ben unte ed infarinate.

Io uso lo staccante che è più comodo e veloce.

riscaldate il liquore strega e metteteci l’arancia candita in immersione, lasciatela ad ammorbidirsi fino al momento di utilizzo.

Versate la crema pasticcera nel riso ed amalgamate bene.

Montate le quattro uova con lo zucchero finchè diventano spumose e bianche.

Triturate l’arancia ed aggiungetela al composto di crema e riso.

Aggiungete anche le uova lavorate con lo zucchero ed amalgamate il tutto perfettamente.

Preriscaldate il forno a 190° statico.

Versate nei due gusci di frolla la crema ottenuta ad un centimetro dal bordo.

Dal resto di frolla ritagliate delle strisce e posizioniamole sul ripieno facendole partire dai bordi.

Lavorate il bordo facendolo rientrare leggermente sulla torta e infornate.

Il tempo di cottura non è mai inferiore ai 50/55 minuti.

Nell’ultimo quarto d’ora, cambiate da statico a ventilato, con calore dal basso, per far si che i gusci si dorino perfettamente.

quando la superficie è dorata e croccante, le vostre torte sono pronte.

Potete anche fare la prova stecchino, per assicurarvi che l’interno non sia troppo morbido.

Se così fosse, allungate ancora di dieci minuti la cottura.

Una volta pronta sfornatele e attendete che diventino tiepide prima di sformarle.

Posatele su di un piatto da portata, spolverizzate di zucchero a velo e le vostre torte di riso sono pronte.

Io personalmente le preferisco il giorno successivo, quando hanno avuto il tempo di riposare e di amalgamarsi nel sapore.

Si conservano fino a cinque giorni, oltre non ne ho testato la resistenza.

Come sempre spero che apprezziate questo lavoro , potete anche lasciare un ❤ come segno di gradimento del lavoro svolto.

Grazie per aver letto fin qui e alla prossima ricetta 😉

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