Quando il gioco si fa duro, il mio cervello si spegne del tutto e una vocina rimbomba felice cantando la , la , la!
Salve a tutti, benvenuti nella nuova puntata di viaggio nella mia testa e come uscirne quasi indenni senza per forza urlare a squarciagola vi prego, fatemi un tso.
😆😆😆😆😆😆😆
e’ che la vita è già difficile di suo, con questo corri corri generale, dove fai fai e non arrivi mai , a sera sei stanca ed esaurita e l’unica cosa che vorresti è scolarti un’intera cantina o alla meno peggio andare a dormire vestita, senza nemmeno lo scazzo di farti la doccia o chiudersi in un monastero isolato sul cucuzzolo del mondo.
Eh si, lo so, le convenzioni sociali di questa società m’impongono invece di mantenere un fairplay diciamo eterno, finchè morte non ci separi 😆, certe volte anche esagerato e sovrastimato e la doccia , come per tutto il resto , alla fine sono un obbligo morale a me stessa , in primis e poi al resto della società e poi magari ti rimani aperta l’opzione del monastero . ecco.
Eppure , non sono qui a discutere (stranamente ) su quante volte sia giusto lavarsi e cambiarsi e nemmeno se si è alla moda o si ci vesta di una botte.
Noi, giusto per capire in che genere di disagio siamo cresciuti, siamo stati abituati dalla mater familia a lavarci con la candeggina, a fare la guerra alle macchie, armati di sapone di marsiglia a pezzi , pronti a smacchiare l’impossibile; nei nostri geni scorre varechina misto all’anticalcare , temendo il futuro, quello medico, del se ti fai male all’improvviso, che se ti dovesse venire qualcosa, devi avere sempre le mutande perfette, l’alito celestiale e il pigiama pronto per l’ospedale. che non sia mai devi chiamare l’ambulanza pare brutto che c’hai l’elastico smollato e il calzino bucato.
Ma io vedo che quelli coi buchi nei calzini, vivono lo stesso bene e con due pensieri in meno sicuramente: non s’importunano per un elastico smollato e se c’hanno il buco nel calzino o addirittura i calzini spaiati, ne fanno subito bandiera di anticonformismo e quindi, come fai fai, alla fine hai sbagliato tu.
Ed è qua quindi che arrivo con la domanda da dieci milioni : chi ha ragione dunque? chi vive nella perfezione o chi vive nella libertà?
Si vive meglio programmando l’inevitabile e a volte il presunto o si campa felici nell’ignoranza che tutto questo possa accadere e come viene ce la pigliamo?
A voi, l’ardua sentenza.
Vi faccio però un esempio pratico, che qua già mi sto incartando .
Chi è più libero, chi può permetterselo o chi non se ne importa minimamente?
Qual è in questo caso la più grande forma di libera mentis?
E se vogliamo allargare lo spettro , se vogliamo includere tutte quelle che sono le “convenzioni sociali” quante di queste , sono ormai più un obbligo , che un semplice iter di abitudini , fatte di educazione e civiltà, che sono diventate invece lo specchio di formalità obbligatorie?
Dividiamo le categorie però, che sennò qua, finisco di scrivere l’articolo fra duecento anni e probabilmente non arriverei nemmeno alla fine ; ci sono delle regole che segnano il confine tra educazione e civiltà e che diciamocelo chiaro, queste sono imprescindibili, ve ne dico alcune, così abbiamo ben chiaro il concetto:
non gettare le carte a terra, salutare in pubblico, evitare di rompere le palle al prossimo, ridurre gli atteggiamenti che danno fastidio , avere dei comportamenti quanto più possibili civili alla convivenza comune.
E poi ci sono quelle cose sottili, che cambiano le percezioni e le prospettive interne a noi stessi e nel rapporto con gli altri, cioè, quelle abitudini piuttosto sane che rendono la convivenza col genere umano, come dire, vivibile .


E sono quelle cose semplici, come lavarsi, cercare di dimostrare una certa empatia con l’umanità, parcheggiare senza contorcersi troppo, evitare di dire scempiaggini, dare la precedenza alle rotonde, mantenere un atteggiamento sereno di fronte a coloro che sono stati sereni l’ultima volta nel 1993.
E non parlo di quelle cose, soggettive, che sono indispensabili per noi, ma sicuramente non lo sono per altri.
E quindi, quando la maleducazione diventa il mood , ormai non solo più generazionale, quando l’intelligenza diventa un optional, quando non abbiamo nient’altro a cui appellarci _ eh sono fatta/o così- che ci vuoi fare, quando la supponenza supera di gran lunga l’eventuale conoscenza, credo che è inutile se ci preoccupiamo che tizia non si è depilata le ascelle, che caio è obeso e non ha fatto una dieta , che dovrebbe proprio o che sempronio invece è dimagrito troppo; non ci dobbiamo preoccupare se è lecito o meno rifarsi gli zigomi, spianare le rughe o farsi il filler alla labbra per sembrare sempre giovani e gagliardi, queste non sono preoccupazioni, se in fondo all’animo non abbiamo la forza di essere umanamente delle persone migliori.
elettivamente intendo.
Non dobbiamo preoccuparci se i nostri figli non hanno l’ultimo cellulare, se non insegniamo loro l’umiltà e la modestia, che oggi sono così surclassate come doti, che si sentono tutti maestri e guru e santoni che scusate, la domanda sovviene facile facile: ma se siete tutti così eruditi che non c’è rimasto più nessuno a cui insegnare qualcosa, cosa ne sarà di ciò che abbiamo imparato, quando ci dicevano che l’educazione era il fondamento della civiltà?
Che parlare senza essere interrogati era cattiva educazione e che i giudizi erano il regno del cattivo gusto. Cosa ne faremo di questi consigli, se siamo già tutti “imparati”?
Cosa ne resterà di noi e del tovagliolo sulle gambe , del mangiare con la bocca chiusa , se quando oggi si vede la qualunque, ci si ride sopra a quei comportamenti una volta ritenuti aberranti e la gentilezza e la cortesia sono delle doti da fessi?
e dunque a chi interessa se non hai il pigiama perfetto, quando la preoccupazione più grande è guardare la pagliuzza del vicino e non il travo nel proprio occhio?
Sono veramente così antica da preoccuparmi piuttosto della sostanza che dell’apparenza?


Diciamo che in questo caso l’età, non gioca a mio favore; il fatto è che nemmeno quando ero più giovane la cosa m’interessava in maniera preponderante; ho sempre creduto che bisogna provare, agire e non giudicare e sebbene questo mi abbia dato, a volte ,soddisfazioni enormi, d’altro canto mi ha fatto venire spesso complessi di inadeguatezza , seguiti da un fastidiosissimo tic all’occhio.


La storia di questo tiramisù è quasi una parabola di tutto sto fatto che ho contato, non convenzionale è la parola giusta, in quanto il tiramisù, come c’insegna il Maestro Santin è quello fatto col caffè, i savoiardi e i tuorli , che non esistono scorciatoie ed escamotage che ne fanno tiramisù tutti gli altri, quelli con i pavesini, con le fette biscottate, con le gallette addirittura e mi fa piacere che qualcuno ci abbia provato, poichè io, attualmente l’unico utilizzo delle gallette è farci gli spessori ai piedi del tavolo 🤣😂😂😂😂😂😂
Insomma, se vogliamo rimanere nell’ambito del convenzionale, non ci sono alternative, no all’ananas, alla pesca, al maracuja (che poi una volta l’ho fatto e la verità era buono assai 😋😋😋😋😋) no alle fragole e a tutte quelle alternative che mischiando qualcosa con il mascarpone ne esce tiramisù.
Ma come con l’anima e come con la socialità, intesa come segno civile di coabitazione, anche qui, Maestro e mi rivolgo a lei con profondo rispetto, che cosa sarebbe il tiramisù, quello originale, se non ci fossero migliaia di imitazioni che ne rendono l’originale unico ed inarrivabile? E poi, la cucina, la pasticceria, che si, sono scienze esatte, sono andate avanti nei secoli dei secoli a suon di errori clamorosi che sono diventati delle superstar pazzesche e dunque, mi creda, ci offendiamo uguali, quando li vedo , in quelle versioni un pò tristi che qui non menziono per non offendere nessuno, ma che assolutamente non si possono guardare tantomeno mangiare e che costretti, in taluni casi, proprio dalle tanto famose “convenzioni sociali” ti verrebbe proprio di lanciare il piatto, come fa Bastianich , ma ti contieni, che qua subito parte la critica che sei superba e boriosa e poi diciamolo, mamma m’ha fatto troppo educata per tirarvi i cucchiaini appresso!
😂😂😂😂😂😂😂😂
Tutt’al più mi sono liberata con qualche santiata , esclusivamente nella mia testa è ovvio, ma niente più.
E quindi, dopo tutta quest’arringa degna del miglior episodio di Perry Mason, lasciatemi passare questo per tiramisù, che ho tolto solo il caffè, il resto l’ho rimasto uguale uguale e che sinceramente non saprei nemmeno in quale altro modo chiamarlo!ohhhh
😁😁😁😁😁😁😁😁😁
E lo potete sfoggiare tranquillamente per la festa della mamma e confezionarlo con le vostre manine sante e regalarlo nella ricorrenza più dolce che ci sia!
Che tanto le mamme si sa, non guardano tanto per il sottile e se sono come la mia che al tiramisù preferiscono la zuppa inglese, avete già vinto!
C’è bisogno quindi di rivalutare le grandi doti dell’essere umano, l’intelligenza che ci ha portato fin qui, la semplicità e la grande dote di non arrendersi alle difficoltà, ma soprattutto la capacità di superare la qualunque .
La scoperta del fuoco, l’invenzione della ruota, le lotte per la libertà, il voto alle donne, la legge sull’aborto, dove saremmo noi oggi, se qualcuno non avesse “osato” a sfidare le convenzioni ieri?
Abbiamo quindi una scelta , essere o non essere, fare o non fare, ed è quella di trovare la misura , in mezzo questo complicato mondo pieno di sfaccettature, che ci sono, ma che in qualche modo, sono così poco viste.
Vi lascio la ricetta e vi auguro di non essere nè troppo , nè troppo poco, che qua , le vie di mezzo si sono quasi dimenticate, se non abbandonate del tutto, che abbiamo bisogno di guardare le sfaccettature ogni tanto, per non convincerci che siamo i nuovi tiranni del non so che cosa.
” Stay hungry.Stay foolish” Steve Jobs.
enjoy life 🎈


tiramisù con i frutti bosco
per una teglia 25 x30
Regola per me imprescindibile per confezionare un tiramisù è utilizzare tuorli pastorizzati o in alternativa preparare un patè a bombe; non utilizzo mai le uova delle gallinelle di mia mamma, le trovo poco sicure, da utilizzare così, in una preparazione a crudo.
Ovviamente questa è una questioni di gusti, c’è chi mangia l’ovetto sbattuto al mattino e chi come me, giammai!
Detto ciò, vi lascio il procedimento completo di come lo preparo io.
ingredienti:
130 gr di zucchero
55 gr di acqua
80 gr di tuorli
500 gr di mascarpone
una confezione di savoiardi da 500 gr (se fate anche i savoiardi meglio)
frutti di bosco freschi misti 500 gr (in sostituzione anche quelli surgelati)
ribes per decorare freschi (facoltativi)
4/5 cucchiai di zucchero
il succo di un limone
un bicchierino di limoncello (se non ci sono bambini , se poi questi sono avvezzi all’alcol, meglio così)
una tazzina di acqua


procedimento:
Versare i 130 gr di zucchero in un pentolino di acciaio e versare precisi i 55 gr di acqua.
Portare ad ebollizione a fuoco medio.
In planetaria versiamo i tuorli ed iniziamo a montare lentamente.
Con l’aiuto di un termometro sonda o ad infrarossi, monitoriamo la temperatura dello sciroppo che deve arrivare a 121°.
Quando inizia ad avvicinarsi agli 80° aumentiamo la velocità delle fruste che montano i tuorli, arrivato lo zucchero a 121° versiamo a filo lo sciroppo sui tuorli ed aumentiamo la velocità.
Quando il contenitore della planetaria è freddo e la massa è gonfia e spumosa ci fermiamo.
Lavoriamo il mascarpone in modo da renderlo cremoso .
Aggiungiamolo alla massa gradualmente incorporandolo con movimenti dal basso verso l’alto per non smontare il tutto e una volta ottenuta una bella crema, trasferiamo in una boule e teniamo da parte in frigorifero.
In una ciotola mettiamo a macerare i frutti di bosco con lo zucchero, il succo del limone e il bicchierino di limoncello.
Mescoliamo il tutto e lasciamo a macerare una mezz’ora, in modo tale si ricavi il succo dai frutti.
Filtriamo il succo attraverso un colino ed aggiungiamo un bicchierino di acqua.
Prepariamo la teglia , facciamo uno strato sottile di crema al mascarpone; bagniamo i savoiardi nel succo dei frutti di bosco e copriamo l’intera superficie della teglia.
Copriamo con uno strato di crema al mascarpone, distribuiamo in superficie i frutti di bosco e copriamo con un altro strato di savoiardi imbevuti nel succo.
Copriamo con la crema al mascarpone , i frutti nuovamente e andiamo con l’ultimo strato di savoiardi imbevuti nel succo.
Livelliamo la superficie con l’ultimo strato di mascarpone e livelliamola con una spatolina a gomito cosicchè venga liscia .
Decoriamo con i frutti di bosco rimasti e i ribes freschi.
Se avete qualche fiorellino edibile potete aggiungerlo per un affetto ancora più romantico.
riponete in frigo fino al momento di servire.
Potete anche prepararlo il giorno prima, per avere un tiramisù più riposato e di sicuro più saporito.
Si presta molto bene con le fragole, sostituendo i frutti di bosco , cambiandone ovviamente la quantità che dev’essere sicuramente superiore.


Il vostro tiramisù è quindi pronto, non mi resta che sperare che lo proviate e armi sapere com’è andata!
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Grazie per aver letto fin qui e alla prossima ricetta 😉


