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migliaccio

Il migliaccio napoletano e la storia della cheesecake ante litteram.

Con l’arrivo del carnevale, non si può non mettere in conto una vagonata di dolci tipici del periodo , dove per la maggior parte sono tutti fritti e calorici ma che li rendono ad alto tasso di irresistibilità, anche se diciamolo, bisogna lavorarci su , su questa storia del fritto e farsela un pò scivolare addosso, soprattutto per quelli come me che non la amano come cottura.

Ma di tanto in tanto faccio uno sforzo anch’io e metto su padella e olio, in perfetto stile medioevo e faccio qualche fritturina gustosa; ho preparato dei deliziosi donut  la settimana scorsa, proprio in previsione del carnevale .

Sinceramente ho pensato di scegliere a quale ricorrenza dedicarmi  tra carnevale e san valentino, mi sono dedicata alla meno peggio 😂😂😂😂😂😂😂😂😂 e quindi ha vinto il carnevale !!

Niente per carità contro quel povero martire di san valentino, alla quale sono stati dati tutti questi oneri sugli innamorati e come se non bastasse la responsabilità di certi innamoramenti che più che a san valentino dovrebbero rivolgersi ad un esorcista e sinceramente, tutta questa  idea di confezionare cuori scarlatti non mi faceva di certo impazzire .

inoltre a causa di questa velocità degli avvenimenti, tant’è che stato un attimo trovarsi da natale a pasqua nello spazio di due tre cose fatte (dalla serie questo Bambino è nato due mesi fa e già ci dobbiamo preparare alla sua festa della Resurrezione 😎😎😎😎)) mi ritrovo oggi con ancora con qualche panettone da smaltire 

E l’incombere di colombe, pastiere e uova di cioccolato rende tutto più difficile , è un correre di continuo da una festa all’altra senza avere il tempo di digerire una che già si sta partendo per l’altra.

E siccome sto tentando di diventare una foodblogger seria , non dico di quelle fighissime ma nemmeno di quelle super mega scrause( come me aggiungerei), ho superato questo gap enorme del fritto che è stato meno peggio del dover preparare duemila cuori   e dopo mille e più remore eccomi finalmente a potervi inondare di parole  🤣🤣🤣🤣🤣🤣 partendo sempre dalla stessa introduzione: a me il carnevale non fa impazzire, ma se proprio devo dirla tutta, ne preferisco le abitudini goliardiche e mangerecce.

Soprattutto quelle mangerecce.

Non mi è mai piaciuto lanciarmi uova e schiuma da barba e l’unica volta che l’ho fatto e avevo dodici anni, ho trovato la cosa talmente pessima che non ho ripetuto più l’esperienza!

Eppure , per la proprietà transitiva da festaiola  e cioè amo tutto quello che fa festa, questa cosa qui che non mi piace il carnevale ancora non me la so spiegare.

credo che interpellerò uno bravo così finalmente da capire quale rotella si è rotta 😂😂😂😂😂😂😂😂😂 e magari rientrare nello spettro di quelle persone “normali”

Ma se proprio la devo dire tutta, non mi interessa una cippa di appartenere a questa normalità tanto millantata, tanto qui, nessuno lo è e non capisco perchè debba iniziare io a esserlo.

Tra l’altro, ad una attenta lettura degli eventi ho scoperto che non è che piace a tutti , ergo, mi sento meno sola.

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Nella mia terra a carnevale si usava travestirsi da mascharuni

Figure grottesche vestite di qualsiasi cosa ne rendesse impossibile stabilire età, sesso, nome, cognome, paternità e che andavano di casa in casa a raccogliere polpette, salami e chiacchiere, per poi farne un grosso bottino e mangiarlo tutti insieme a sera; in genere erano proprio brutti , vestiti da sposa e da preti, con il viso coperto e parrucche enormi , ovviamente lo scopo era per non essere riconosciuti e fare qualche goliardata o al massimo a far scemunire i curiosi .Chi sei? a chi sei figlio? ti ho riconosciuto, è vero ca si figlio a peppo u’ surdo? e così via.Inutile dire che non ci prendevano quasi mai con profonda ilarità dei mascharuni 😆😆😆😆

Niente a che fare con i travestimenti di oggi, veramente molto curati e appariscenti.

Mia mamma mi vestiva sempre da principessa o spagnola e non vi dico l’imbarazzo di andare in giro con questi cerchi assurdi e sti vestiti pieni di balze e fiocchetti che hanno segnato la mia generazione; se non avevi un vestito da almeno sette otto balze, che facesse somigliarti ad una meringa vaporosa, non eri nessuno.

Altri tempi.

Cerbero si è sempre vestita da niente  🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣 mentre il bamboccino è da quando è nato che compriamo vestiti di spiderman che indossa puntualmente tutto l’anno 😂😂😂😂😂😂😂😂😂 in questo caso possiamo dire che l’investimento è valido, in quanto puntualmente, al carnevale successivo dobbiamo prendere un vestito nuovo, poichè l’altro è andato a brandelli.

Nelle tradizioni d’Italia esistono una moltitudine di dolci tipici dedicati al carnevale che ne rendono l’esecuzione e la scelta di uno solo da realizzare veramente difficile, ma quest’anno sono voluta andare sul sicuro, non ho voluto strafare e allontanarmi troppo dalla mia confort zone e la scelta è ricaduta sul migliaccio.

Il migliaccio, che in origine si chiamava miliaccium, potrebbe definirsi una delle prime cheesecake della gastronomia italica, ovviamente dalle sue origini medievali ad oggi, ha subito dei cambiamenti , fino ad arrivare alla versione che ne conosciamo (e apprezziamo) oggi.

Inutile dire che nasceva dalle cucine povere, in quanto fatto di miglio, era l’unico cereale a disposizione dei meno abbienti; si arricchiva del sanguinaccio (sangue di maiale raccolto durante la macellazione del maiale e lavorato con il cioccolato) e di ricotta di capra.

Poi sono arrivati i nobili che storcevano il naso al sanguinaccio e poco dopo la chiesa , che considerandolo un dolce pagano e sacrificale, lanciava anatemi a destra e manca per far si che fosse tolto , altrimenti, chiuse tutte le porte dei cieli e ciao.

E siccome i contadini, che avevano tanto da fare, ma ci tenevano poi a fare carte con San Pietro e gli Angeli, pensarono che il sanguinaccio era meglio se lo tenevano per loro, che ne apprezzavano il gusto, così i nobili erano felici e la chiesa avrebbe dispensato benedizioni senza troppe storie.

Sono comunque certa che ad oggi sarebbe stato certamente omesso il sanguinaccio, perchè non certo in regola con la drug and food admistration e con l’unione europea, che dice si alle farine di scarrafoni e cavallette, ma ovviamente no al sangue di maiale mischiato con la cioccolata.

Ve la immaginate la Von Der leyen mangiare il sanguinaccio ???

😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂

Del resto non piace nemmeno a me, ma io si sa, non faccio testo.

Nel corso del tempo il milaccium ha sostituito come ingrediente principale il miglio con la più comune semola e nemmeno questo , probabilmente è un male, considerato che il miglio è arrivato nuovamente sulle nostre tavole in tempi più moderni e con un costo che lo fa parente con il caviale siberiano.

Il gusto del migliaccio ricorda vagamente la pastiera e si può arricchire di molteplici variazioni, infatti esiste al cioccolato, salato e  anche una versione che lo prevede come sandwich ripieno di nutella.

In tutte le sue versioni, mantiene gli ingredienti di base che sono la ricotta, l’arancia e se vi piace l’aroma millefiori.

Io sono contraria al millefiori, perchè basta una goccia in più e da  migliaccio a saponetta il passo è breve assai.ma questa cosa qui, è sempre una questione molto personale, non vorrei che adesso frotte di PASTIERISTI anonimi e protettori delle tradizioni si abbattano su di me scomunicandomi!!!!!

Come tutte le ricette della tradizione, non ne esiste una uguale e soprattutto, ognuno detiene quella che è la ricetta originale originalissima che non ha niente a che vedere con le altre.

Un pò mi ricorda mia madre, con la sua versione di piatti tradizionali che non sono minimamente paragonabili agli altri e che ha ricevuto in dono le ricette originali, nel 1947 , come Mosè i comandamenti nel deserto del Sinai.

D’altronde stasera, domani o quando vi capita, chiedete alle vostre madri, alle vostre nonne e se avete coraggio alle vostre suocere se la loro ricetta è quella originale e vedete cosa vi rispondono 😆😆😆😆😆😆

Oggi, in questo umile blog, vi presento la mia versione, quella che preparo sempre da alcuni anni a questa parte e che piace un pò a tutti qui .

Senza essere però presuntuosa di essere l’unica vera, verissima , unica e sola, ma che è solo frutto di prove ed esperimenti.

E’ una torta delicata e scioglievole, dal sapore agrumato che difficilmente risulta stucchevole .Gustata fredda, secondo me sprigiona tutta la sua bontà.Ma nulla vieta che potete servirla tiepida.

Potete provarla e dirmi se vi è piaciuta oppure potete provarla e insultarmi perchè non vi è piaciuta.

in fin dei conti fa tutto parte del gioco 😎😎😎😎😎😎😎😎😎

Adesso la smetto di scrivere, ho scoperto che nessuno legge se non le prime righe e le ultime che precedono la ricetta 😎😎😎😎😎😎

ma se hai letto fin qui, se sei stata/o paziente e ti sei sorbito tutte le quasi 1400 parole non posso che esserne felice e ringraziarti della tua pazienza e lasciarti finalmente gli ingredienti .

Approposito, che rapporto avete con il carnevale?

Vi leggo.

enjoy Life 🎈

migliaccio

ingredienti:

550 gr di latte intero

550 gr di acqua

250 gr di semolino

400 gr di ricotta di bufala (potete usare anche la ricotta di mucca o capra, sconsiglio pecora per il suo sapore davvero intenso)

250 gr di zucchero

4 uova

60 gr di burro

la buccia di un’arancia grattuggiata

la buccia di un limone

arancia candita tritata finemente

i semi di una bacca di vaniglia

1 pizzico di sale

procedimento:

in una pentola capiente versate l’acqua, il latte , il burro e la buccia del limone intera privata dalla parte bianca che è amara.

Portate a sfiorare il bollore, togliete la buccia del limone e versate a pioggia il semolino mescolando continuamente con una frusta.

Fate rapprendere il semolino che dev’essere morbido non troppo sodo e versate il composto in una pirofila di vetro e fate raffreddare.

Versate lo zucchero in una boule o nella ciotola della planetaria, aggiungete la buccia grattugiata dell’arancia, i semini di vaniglia e fate assorbire allo zucchero gli aromi lavorando per qualche minuto con un cucchiaio o meglio ancora con le mani.

Aggiungete le uova e lavorate con le fruste elettriche ottenendo un composto bello spumoso e triplicato.

Aggiungere la ricotta  già lavorata al cucchiaio gradualmente ( se è di bufala fatela sgocciolare almeno per un’ora) in modo tale da ottenere un composto gonfio e senza grumi;

quando la ricotta sarà completamente amalgamata alla crema aggiungere il semolino sempre gradualmente in modo da non ottenere grumi.

In questa fase io utilizzo un semolino tiepido che lo rende facilmente lavorabile .Ovviamente non deve essere bollente altrimenti si compromette tutta la ricetta.

Completare con l’arancia candita tritata finemente e il sale.

In questa fase si possono aggiungere anche le gocce di cioccolato fondente opportunamente congelate ed infarinate.

Foderare una teglia da 25 cm di diametro con carta forno e versare il contenuto .

cuocere in forno preriscaldato a 190°statico per circa 60 minuti.

La consistenza deve essere compatta e se si formano delle crepe sulla superficie è normale.

Per non farlo brunire troppo in superficie coprire con un foglio di alluminio finchè non si cuoce completamente.

Sfornare il migliaccio e farlo raffreddare completamente prima di sformarlo.

Poggiarlo su si un piatto da portata e spolverizzare di zucchero a velo abbondante.

il migliaccio si conserva perfettamente in frigorifero per tre o quattro giorni.

Grazie per aver letto fin qui, vi  ricordo che potete trovarmi su instagram e facebook con tanti contenuti video.

Alla prossima ricetta ❤

 

 

 

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