Ricettetorte da credenzaTorte semplici e plumcake

torta al cioccolato e mascarpone

I tramonti di settembre sono rosso fuoco e ci stanno dicendo che il passo è lento, ma che sta andando nella direzione dell’autunno.

I tramonti di settembre sono così intensi in quella luce crepuscolare che non riesci a staccargli gli occhi di dosso; sono magnetici, accattivanti e ti stanno dicendo fermati, che duro poco, qualche minuto e sto già svanendo.

Hanno perso quell’ostentazione della luce perpetua di agosto, così vivida e accecante che sembra sia tutto bianco , psichedelico, veloce e sospeso allo stesso tempo, una sorta di matrix temporale, veloce e infinito però, in tutte quelle sfumature scintillanti che abbagliano la vista.

a settembre il sole ha già cambiato i suoi colori , ti annuncia che è sera in pochi secondi e le stelle già si accendono, mentre ancora lo zenith è porpora  e tu pensi che strano, nemmeno una settimana fa, era tutto luminoso e le ultime stelle arrivavano all’alba , come i ragazzi che rientrano dalla nottata ed ora, tutto si spegne, nel mentre che lo stai pensando e non hai fatto in tempo a fermarti, che è già domani.

E quindi settembre c’insegna a cogliere l’attimo, a fermarsi per guardare quella sfumatura che giorno per giorno varia, a sentire l’aria che impercettibilmente è più frizzante, dividendosi a volte con agosto , nel suo fuoco a volte con se stesso, con quella voglia di cambiamento, di pacatezza che ci regala. Settembre c’insegna le ripartenze insieme alla fugacità del tempo che passa, come tutte le cose del resto, in quei frammenti che ti accorgi che il tempo sta passando, ma non riesci a quantificare come.

Ma di cose del genere, di attimi che passano troppo in fretta, ne vedo in fondo, in tutte le cose; la rosa che sfiorisce, l’orto che secca, la luce che filtra diversamente attraverso le tende e questi sono solo i segnali superflui, quelli che sfiorano la superficie delle cose  , che attraversano i nostri giorni e ne scandiscono le ore e le memorie , in maniera quasi abitudinaria che quasi  non ci fai più caso; e invece no, è tutto un crescere di cose e persone che cambiano impercettibilmente e così ad occhio nudo, mentre distrattamente guardi, ti accorgi che tuo figlio è cresciuto di qualche centimetro, i capelli a cespuglio, il baffetto accennato e stai lì, che guardi e osservi e  ti chiedi quando è successo esattamente.

L’hai vissuto già questo film, ma per le ragazze è diverso; crescono già a dieci anni, sono già in conflitto con te, con le tue regole, con i tuoi pensieri; e ti sfidano, mentre esagerano con l’eye liner in quinta elementare, i top troppo corti i capelli già in piega e tu sei occupata a stilare regole, comportamenti e un pò predichi , un pò lasci e ti ritrovi a intrecciare capelli, a discutere di ragazzi “immaturi” , di magliette troppo corte , di cosa dovrebbe essere lecito, ma non agli occhi degli altri, ma all’occhio tuo, in quel vivere incerto tra ribellioni, musi lunghi e abbracci centellinati, rari come sono rari taluni affetti, che si dimostrano si, ma con i silenzi, come se i silenzi potessero parlare e forse lo fanno, ma con un linguaggio tutto nuovo, che fatichi ad imparare.

essì, che poi ti sta crescendo davanti gli occhi e ti aiuta a scegliere la matita, la borsa che poi un giorno le presterai, ma non siete amiche, no, tra di voi, tra di noi, ci sono migliaia di conflitti innescati, campi disseminati di mine anti madre, con gli artificieri che ne disinnescano una e ne sono pronte già altre quattro.

E il tempo lo misuri nelle levatacce notturne, per andarla a riprendere, vieni mi scoccio, vieni che domani ho scuola, vieni prima, al mio segnale, quando ti dico la parola d’ordine, tu mi chiami e dici che devo tornare. nei silenzi che hai imparato ad interpretare, dalle portiere che sbattono in un certo modo, dalle lacrime che non vedi, ma che lucidano gli occhi.

E i non venire, i resto un altro pò, dormo qui, dormo la, vado qui, vado là, è un perenne andare, venire , crescere, salutare; e tu perdi i riflessi, ma non perchè sei distratta, si forse un pò, ma perchè i riflessi si assopiscono , i sensi di ragno, quelli che percepiscono le catastrofi vanno leggermente in sordina e anche se le raccomandazioni sono sempre le stesse : comportati bene, non farmi preoccupare, chiamami, non mi lasciare appesa a queste si aggiungono le nuove, guida piano, la sera se non sei in compagnia prendi il taxi, non camminare da sola , se non ti senti sicura torna, poi ti riaccompagno io.

E  lo vedete? ho detto quattro parole e in queste quattro parole sono trascorsi semplicemente diciannove anni.

Che vuoi che sia. E sono diciannove dappertutto, in mia madre che è improvvisamente più stanca, meno paziente , più sensibile; nella mia casa, nelle persone che ho accanto, in me stessa, ho diciannove anni più di cose, pensieri, scazzi , emozioni.

E ora che invece , l’adolescenza è quell’altra lì, quella dei maschi, un pò scurrile, maleducata nel senso che a parole dicono cose enormi, da punizione ti tolgo tutto e sotto il baffetto ridono come fessi, mentre si prendono in giro su uno stupido video gioco.
ma i maschi abbracciano, scherzano, ridono, prendono in giro; fanno cose da maschi, ruttano parlando e lo trovano divertente, ti baciano i capelli e ti dicono che profumano ; che hai fatto mamma , ti profumano i capelli e tu glielo spieghi, si chiama doccia questa sconosciuta e ridono, come se avessi detto una battuta divertentissima.

I maschi escono e corrono, sudano e non si preoccupano se puzzano, non si preoccupano se il trucco si scioglie, se l’outfit è giusto. Pensano a come arrampicarsi sulla ringhiera, a sfidarsi a come tuffarsi dallo scoglio, possibilmente senza rompersi la testa, che poi, se se la rompono, capirai che tragedia.

La tragedia è tua, che ti tolgono dieci anni in dieci secondi, che  sta volutamente aiutando i miei capelli a diventare bianchi  e le prediche infinite, togli questi, metti a posto e lo zaino, le scarpe, i sandali e fai la doccia e cambiati, questa maglia non ci sta bene con quei pantaloni e lui ti guarda e guarda la maglia e non capisce, non ha niente che non va : la maglia è viola i pantaloni rossi, cos’avranno mai di sbagliato?

è semplice da un lato, un equazione distinta dove siete lui, tu e il mondo, che va affrontato un pò così, alla leggera, nelle parolacce tra compagni, nelle risate per sciocchezze, mentre ti abbraccia e senti tutta l’adolescenza che ti avvolge, ma che sono ancora bambinoni, con la battuta cretina, che ti spegne la luce, che ride  e ti chiama per nome e sbatte le bottiglie per il gusto di farlo e fa cose che sa benissimo che ti danno fastidio e continua a farlo perchè si diverte.

Un pò un carnefice, ma che parolona, un carnefice buono, che si pettina con le bombe a mano, mangia schifezze e che tutto quello che è politicamente scorretto lo fa.

Non parla, non emette suoni se non bestemmie al video gioco e non ti racconta se ha la cotta per la compagna di classe, non ti dice se l’hanno preso in giro, un libro chiuso, la copertina incollata a quel rigore maschile di inoppugnabilità, eppure l’ho cresciuto io, sullo stesso modello di fiducia , con le stesse parole: puoi dirmi tutto, posso arrabbiarmi certo,  qualche santiata ci scappa, ma devi dirmi tutto, quello che posso io , non lo può nessuno.

Che tu lo sai che ti fai sotto dalla paura quando ti chiama, è successo qualcosa, ma fai finta che sei una roccia, la roccaforte inespugnabile, quel faro che illumina ma che rimane lì alle intemperie e sembra che nulla può abbatterlo; mari grossi che inghiottiscono, fulmini a ciel sereno e pioggia incessante e sole cocente; ma tu ci sei madre o ci fai? quando non capisci un mood, se non stai nel chill, sei grinch, sei boomer, sei del millenovecentosettant’otto; hai capito, hai la data di nascita che inizia per millenovecento, uhh che cosa assurda! E con chi andavi a scuola? con Gesù? Avevi il carretto? esisteva la televisione?

HAHAHAHAHAHA

che ridere; e tu scimmietta non sapevi tenere il cucchiaio in mano (nemmeno adesso veramente) e ti ho insegnato io: i tuoi primi passi, che sono state corse, i capitomboli e le nottate che mi hai fatto passare, notti intere svegli a volere non so che cosa , svegli ad aspettare l’alba che come i tramonti, anche le albe a settembre sono diverse, sono fioche all’inizio e poi d’improvviso, arriva questa luce che sembra dipinta e svanisce in pochi secondi, labile, rapida.

E in effetti tutto questo tempo , mi sembra che sia trascorso in un attimo, quando effettivamente sono passati tutti questi settembre? quando esattamente mi sono ritrovata con i figli grandi , dove è passato questo tempo? che cosa ho fatto nel frattempo? non mi ricordo, eppure qualcosa ho fatto; ho investito tempo nelle stesse parole, nelle stesse prediche, da uno all’altro, come se stessi parlando ai muri, muri di gomma che forse le pietre le hanno imparate prima le cose. E nel frattempo sono trascorsi giorni su giorni e hai accumulato innumerevoli ore d’esperienza ma alla fine che hai fatto?

Hai segnato il tempo con le rughette intorno agli occhi e che ancora non hai avuto il coraggio di stirare col botox, hai accumulato esperienze e imparato cose nuove, hai studiato le espressioni facciali, la gioia, il dolore, la rabbia , la tristezza,a volte sei caduta nei baratri profondi della loro inquietudine e li hai riportati a galla, in apnea, sbagliando e imparando velocemente sul campo; hai fatto tutto questo e ti sembra che non hai fatto niente.

Che strana la vita, t’insegna quando non vuoi la lezione e ti batte ogni volta con una prova diversa.

E mentre tramonto dopo tramonto, il tempo si è distillato in due momenti, al mattino quando parti e alla sera quando torni, non importa da dove, lavoro, viaggio, vita ordinaria, vita straordinaria, nel mezzo di questo tempo, ci sei tu e la tua vita.

e proprio in quel tempo di mezzo che noi viviamo.

Ed è una cosa che dico spesso, siamo in balìa delle ore che non sono mai abbastanza e intanto il tempo passa e fateci caso, ogni evento, segna un punto nuovo di partenza.

e da quel punto si snodano i nuovi giorni, come se ripartissimo da un anno zero; non so se ce l’ha insegnato la Bibbia, quando ha resettato tutto l’universo, facendolo partire dalla  nascita di Cristo o se è una cosa che ci viene naturale o se sono solo io che ho questo start ogni volta; nel momento in cui un evento importante si verifica, i giorni si segnano nuovamente da lì.

Ed un tutto sono cinque anni, sono due anni, sono diciannove , sono dodici.

Io non lo so se sono solo io ad avere questi disagi , ma vi prego, se c’è qualcuno che mi somiglia, ti prego fatti avanti, che mi sento meno sola.

😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂

E in mezzo a tutta questa confusione, mentre settembre si consuma e si strugge nell’estate, ma si capisce che anche lui s’è stufato, mentre contiamo anche i secondi come spicci, la mia certezza rimane una torta, perchè affondo i pensieri nel cioccolato e questo sa darmi risposte anche quando non so fare le domande .

E anche se per qualcuno è rinascita, ripartenza, per altri solo continuità mi sembra giusto partire con una torta che sia celebrativa , sontuosa, irresistibile nella sua veste più golosa, ma terribilmente semplice, di quella semplicità che in questo mondo di cose difficili e scioccanti è oscena per il solo fatto che è semplice.

🙂🙂🙂🙂🙂🙂🙂🙂🙂🙂🙂

ricomincio da qui, anche se non mi sono mai fermata, anche se questo oggi non è un punto di partenza, ma ogni tanto stacco dalle mie filosofie e riparto con questa torta cioccolato e mascarpone , che è tipo una certezza , una di quelle cose fisse, che sei felice di fare , perchè fissa esattamente quel momento e i tramonti, i figli, settembre e tutto quello che ne consegue, sono solo il contorno.

Enjoy life 🎈

torta cioccolato e mascarpone

per una teglia da 22 cm

4 uova

150 gr di zucchero semolato

200 gr di cioccolato fondente (io ho usato zaìni 70%)

250 gr di farina

30 gr di fecola

16 gr di lievito

2 cucchiai di olio di semi

3 cucchiai di latte

250 gr di mascarpone

la buccia di un’arancia grattugiata

il succo dell’arancia

procedimento:

nella planetaria inseriamo le uova e lo zucchero, aggiungiamo la buccia grattugiata dell’arancia (se gradite anche un pizzico di vaniglia) e iniziate montare a velocità media.

Devono diventare bianche e spumose.

Sciogliamo a bagnomaria il cioccolato fondente e quando è fuso lo lasciamo raffreddare qualche minuto.

Quando le uova saranno gonfie e spumose aggiungiamo a filo il cioccolato e lo amalgamiamo all’impasto con una spatola.

Lavoriamo a crema il mascarpone e aggiungiamolo gradualmente all’impasto.

Rendiamo il tutto omogeneo e liscio .

Setacciamo insieme farina, fecola, lievito e sale ; setacciamo tutto sulla massa ed aggiungiamo i tre cucchiai di latte, l’olio e il succo ottenuto dall’arancia.

Amalgamiamo il tutto.

Preriscaldiamo il forno a 170° gradi statico.

Imburriamo ed infariniamo una teglia da 22 cm (io ho usato carta forno) e versiamo il nostro impasto.

Livelliamo con una spatolina ed inforniamo per circa 40/45 minuti.

Fate sempre la prova stecchino, che dovrà risultare asciutto al centro.

Sformate la vostra torta su una gratella e lasciatela raffreddare .

Servite con una spolverata di zucchero a velo.

Come consistenza potrebbe essere adatta anche a farciture leggere, se l’accompagnate con un gelato alla vaniglia e frutta fresca avrete un dessert irresistibile e di facile esecuzione ma con un risultato da standing ovation; insomma, questa potrebbe essere la soluzione alle merende, quelle semplici ma gustose, alla colazione golosa o al dessert intrigante.

Fatemi sapere se la proverete, insieme ai tramonti fugaci di settembre, potrebbe essere la vostra torta di cui non riuscirete più a farne a meno.

Grazie per aver letto fin qui e alla prossima ricetta 😉

 

 

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