Eccoci qua, nuovamente a parlare di zucca e se gironzolate un pò su questo blog, di ricette alla zucca se ne trovano un bel tocco, segno inequivocabile di due grandi eventi: il primo che è finita l’estate e che quindi riesco addirittura io, che sono la foodblogger più mega pessima dell’universo a stare al passo con i tempi canonici del food ; e due che proprio che è finita l’estate ed è finalmente autunno che riesco a fare tutto questo 😂😂😂😂😂😂😂😂😂 insomma, come la giri giri, quando è tempo di zucca, significa che ho diminuito i ritmi di lavoro e che sono in dirittura di arrivo.
Ovviamente, non con un certo rammarico, checchè se ne dica dell’estate, il mio lavoro mi piace e se non fosse per il caldo, l’afa, le zanzare e l’umanità, probabilmente mi piacerebbe anche l’estate!
🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣
Ma ciò che ci interessa ora, mentre sto coordinando gli ultimissimi arrivi e che finalmente arriva il tempo mio delle ferie, dove per inciso, non andrò da nessuna parte, ma già che metto i calzini ai piedi e già questo mi sembra un traguardo.
Sono semplice, lo so; non ho grandi pretese, se non quella di svegliarmi multimilionaria 😂😁 ma nel frattempo che c’arrivo a diventarlo, mi godo quello che ho; cose semplici, piccoli camei incastonati nella vita di tutti i giorni : parcheggiare facile senza prendere almeno tre multe nel giro di venti minuti, la passeggiata al porto , andare a comprare il pane senza fila, rivedere l’amica che avevi lasciato a maggio con la promessa ci mettiamo d’accordo e usciamo a fare ape e poi non siete uscite più, ma non vi siete nemmeno viste per caso, perchè nel frattempo è imperversata l’estate come uno tsunami e ci siamo persi di vista.
cose che capitano.
Cose che capitano quando ti passa la voglia anche di infilarti la canottiera, che l’effetto fresco e pulito della doccia dura tre secondi e che usciresti volentieri nuda, se non fosse che l’offesa pubblica sarebbe troppo alta! 😁😁😁😁😁
E che non c’ho manco sta cazzimma di uscire con la prima cosa che capita, nun ja fò, che passo già l’ira di Giove co’ sti capelli , che sembrano sempre essere appena usciti da un attacco nucleare , un mocio pieno di vita propria , che agisce e reagisce a modo suo, non c’è verso di farlo stare in ordine ; ma d’altronde la mater familia l’ha sempre sostenuto che i capelli sono lo specchio del cervello e pertanto cervello incasinato, corrisponde a capelli incasinati, chest è.
Saggezza della capo stirpe a parte, non riesco nemmeno a uscire con le ciabatte, quelle che uso per annaffiare l’orto, per dirne una, che subito mi parte l’insicurezza : e se qualcuno mi guarda i piedi? e se si accorge che ho il buco nella maglietta? insomma, nà tragedia , uscire e doversi preoccupare che la riga del pantaloncino non è intonata al colore della t-shirt . Ellosò, voi pensate alla fame nel mondo ed io penso a non sembrare una zingara , percezioni diverse; ma sta cosa dell’ordine, del colore giusto, della riga o del pallino che stanno bene, è veramente l’unica cosa della quale sono maniacale e che veramente ha un ordine nella mia testa. E che anch’io, sono vittima di questo perfezionismo da facciata, che non potrei mai fare serata senza lo shampoo fatto dieci minuti prima, il mascara e l’orecchino in bella vista; che hai dieci versione di ciabatte , ventotto rossetti , duecentotre magliette, ognuna che si accompagna nella mia testa , ad uno short diverso, che sia quello per andare a lavoro, quello del mare o quello destinato alle uscite.
E non pensiate che sia facile, in genere le insicurezze si accompagnano con una certa dose di sfacciataggine, per far vedere che si è tutt’altro che insicuri e spesso si esagera, così sono sempre quella troppo alle cene, alle passeggiate, sono troppo anche quando vado al cinema. E questo troppo si traduce sempre che tu sembri che stai per essere ricevuta a Palazzo dalla Regina e le altre stanno semplicemente andando al cinema, indossando con estrema nonchalance , qualcosa di comodo. 🙄😏😣


Perchè qualcosa di comodo è diventato il mood di questo millennio , per sdoganare la pseudo libertà del faccio quel che voglio, non si presta più attenzione ai dettagli, in un liberale esercizio di understatement dell’eleganza, che non significa indossare smeraldi e zaffiri per prendere il caffè con l’amica, ma di prestare un minimo di attenzione a quello che si indossa, non solo come gesto di vanità ma proprio come immagine che trasmettiamo di noi stessi.
e non venitemi a dire che l’abito non fa il monaco o che non bisogna mai fermarsi alla prima impressione, scemenze! in questo mondo che corre alla velocità della luce, la prima impressione è sempre quella che conta e solo se si è corredati di una mente brillante, solo dopo, ti interessi al contenuto!
E ve lo dico io, che ho a che fare con gente di tutti i tipi, di tutti gli status, che spesso giudicano male e poi, ti riabilitano, forse, quando ti hanno conosciuto!


Nel food, invece si è percorso un itinerario al contrario, mentre prima si dava poca importanza alla visione estetica, oggi è diventata la caratteristica fondamentale; deve essere bello, instagrammabile, perfetto, avvincente e far venire l’acquolina, anche se si tratta di zampe di rane o di lumache; e la cucina, è diventato oggetto di ricerca e raffinatezza, certe volte talmente estremizzato che alla fine la pietanza è bellissima in foto, ma misera al palato.
Hanno cominciato quelli della nouvelle cuisine, poi sono arrivate la cucina molecolare, di concetto, etnica, transgender, filosofica, storica, mediterranea eccetera eccetera e siamo arrivati che non esiste più un semplice pane e pomodoro, a meno che il pane non sia impastato con un lievito madre di centotrè anni, con la farina del seme di palissandro, con l’acqua di fonte del monviso e il pomodoro che proviene da una coltivazione in cambogia, fatta su un altura primordiale, insieme alla foglie di coca, che si sa, danno tutto un altro sapore 😂😂😂😂😂😂😂😂 e allora, anche se a me piace sempre sperimentare, capisco cosa vuol intendere la Stefi quando dice che nessuno cucina più cose semplici, senza centoventiquattro titoli di fianco al menù e senza specificare quanto il grano di senape ha percorso da solo rotolando i chilometri che ci separano da qui a dijon.


E la stessa cosa, sappiatelo , è accaduto alla dieta mediterranea, quella dei miei nonni per intenderci ; quando hanno vissuto loro , non era dieta, era solo “povera” , era solo quello che si possedeva o che si potevano permettere e non pensiate che non desiderassero la carne, razionata solo ai giorni di festa grande o magari bere una coca cola! poi è arrivato Ancel Keys ed ha detto che era straordinaria e che la gente campava centocinquant’anni, non ha detto però che era facile, per lui che veniva dall’America e che hanno allevato generazioni a base di cheeseburger e patatine, molte volte transgenici, con gli ogm e bevande zuccherate ghiacciate e frutta disidratata. Scoprire che il pesce azzurro , i pomodori, la scarola facevano bene , è STATO COME VINCERE AL SUPER ENALOTTO: basarsi su cose semplici, soggette a pochissime elaborazioni, se non la cottura e che hanno costituito con essenzialità il nutrimento di intere generazioni ; ma ha dimenticato di aggiungere che la longevità era costituita da molte più componenti , il lavoro nei campi, i chilometri percorsi a piedi o al massimo in bicicletta , le passeggiate al sole nei pomeriggi invernali orla mare , la stagionalità dei prodotti e tutta una serie di cose quotidiane prive di grandi comodità , come andare a prendere l’acqua nei pozzi che si trovavano sempre a grandi distanze , ad esempio e che nell’insieme, tutte queste cose costruivano la longevità di questi popoli.


E ce ne sono di esempi, non solo limitati al mediterraneo, non solo nel Cilento, nel mondo tutte quelle popolazioni che sono rimaste legate alle loro tradizioni gastronomiche e alle loro abitudini “ancestrali” sono quelle che vivono di più.
Se poi , a questo volete aggiungere , che sono libere dai gruppi whatsapp e dalla tecnologia in generale, allora sono i prossimi highlander !!!
😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂
E dunque, se da una parte l’essenziale è diventato ostentazione e da un’altra l’ostentazione è diventata il nemico pubblico, l’equilibrio come sempre, sta nel mezzo, nella via mediana e ci tocca comprendere quando vestirsi di lustrini per mangiare dal kebabbaro e quando indossare la comoda ma orribile tuta e trovarsi a cena da Cracco.
Il giudizio signori miei lo creiamo noi, nel momento stesso che le nostre insicurezze ci fanno sentire inadeguati e lo riversiamo sugli altri, seguendo il nostro metro di giudizio, senza nemmeno , per un attimo, provare ad empatizzare .
😐😐😐😐😐😐😐😐😐😐😐
Inadeguatezza ed empatia a parte, la ricetta di oggi prende spunto proprio da una serie di riflessioni, fatte in un giorno qualunque su quanto è diventato difficile trovare piatti semplici capaci però di emozionare.
E non so , sinceramente, se la scelta di questa zucca ripiena sia stato più un ragionamento sulla semplicità , sulla stagionalità o un semplice metter fuori qualcosa che sembrasse un fuoco d’artificio , magari sono state tutte e tre le cose insieme , ma quando Agnese, mi ha chiesto qualcosa che rappresentasse ottobre, nel ricettario zarotti e che stesse bene con le alici in salsa tradizionale, l’idea di questa zucca era già nella mia testa e prima ancora di mettermi al lavoro, la vedevo già , questa barchetta rindondante di colori e sapori, proprio come un fuoco d’artificio. E probabilmente non corrisponde al concetto di cucina semplice, probabilmente, ma corrisponde certamente al mio concetto di cucina di stagione, curiosa, colorata e gustosa.
Spero infine di non avervi tediato troppo , portandovi come al solito, nell’intricato percorso dei miei pensieri e vi lascio la ricetta, augurandomi che vi sia piaciuta.
Magari potreste scrivere nei commenti cosa ne pensate veramente e se ho colto la vostra attenzione o se ho solo scritto come sempre dei vaneggiamenti.
Vi leggo nei commenti ❤
enjoy life 🎈


zucca ripiena con alici in salsa tradizionale
ingredienti:
una fetta di zucca napoletana di circa 700 gr
250 gr di broccoli
200 gr di cavoletti di bruxelles
5/6 filetti di alici in salsa tradizionale zarotti
olio, sale , pepe
pangrattato q.b.
3 cucchiai di grana
qualche rametto di rosmarino


procedimento:
tagliamo la zucca a metà nel senso della lunghezza.
Scavatela lasciando circa un dito di bordo in modo tale che cuocendo rimanga in forma e non imploda su se stessa.
Spennellatela con olio d’oliva, aggiungete sale e rosmarino e copritela con un foglio di alluminio.
Cuocetela in forno caldo coperta per circa 45 minuti a 250°.


Cubettate la polpa della zucca che avete tolto, trasferitela in una boule e condite con olio, sale ,pepe e pangrattato.
Trasferitela su una teglia coperta da carta forno ed infornatela .
Io l’ho infornata insieme al guscio, per ottimizzare i tempi di cottura.
Nel frattempo pulite il broccolo dai gambi duri .
Portate a bollore un litro d’acqua e quando bolle lessate il broccolo.
Di seguito lessate anche i cavoletti di bruxelles.
Trasferite le verdure cotte al dente e raffreddatele con ghiaccio o acqua fredda.
Tagliate i cavoletti a metà e se anche i broccoli se sono grandi.


Conditeli con olio, sale, pepe .
Aggiungete la zucca tagliata a dadini.
Condite con il grana , le alici in salsa tradizionale sminuzzate e il pane grattuggiato. Amalgamate con delicatezza il tutto in modo che si distribuisca il condimento.
quando il guscio di zucca è pronto, toglietelo dal forno e fatelo intiepidire una decina di minuti.
Versate nel guscio il ripieno all’interno della vostra barchetta di zucca.
Riponete nuovamente in forno già caldo a 200 ° per circa 10/15 minuti e dopo fatela grigliare cinque minuti sotto il grill.
Tirate fuori la vostra zucca, completate con qualche filetto di alici in salsa tradizionale ed è pronta per essere servita.
Le aggiunte possono essere molteplici, feta, mozzarella o qualche triangolo di brie per renderla più accattivante, da mettere prima del grill ovviamente.
Potete aggiungere pane tostato e condito con l’olio delle alici e qualche aghetto di rosmarino per dare quel tocco in più.
Conquisterà i vostri ospiti , servita come centrotavola che si mangia oppure preparata in porzioni singole , ma in questo caso vi conviene usare zucche più piccole.


Vi ringrazio di aver letto fin qui e se vi è piaciuto questo articolo, lasciate un ❤.
Grazie per aver letto fin qui e alla prossima ricetta 😉


